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Il carcinoma della prostata

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Il carcinoma della prostata: la prima neoplasia e la seconda causa di morte

Pur essendo di raro riscontro al di sotto dei 60 anni, il carcinoma alla prostata rappresenta per incidenza la prima neoplasia e la seconda causa di morte neoplastica dell’ uomo, dopo il cancro del polmone, per divenire la prima al di sopra dei 65 anni.

La sua incidenza è aumentata con l’allungamento della vita media. Negli ultimi 10 anni , in Italia, si è registrato un aumento intorno al 30% con circa 20.ooo nuove diagnosi ogni anno. Non si riconoscono chiari e definiti fattori di rischio anche se sono ritenute importanti cause familiari e razziali: è tuttora controverso il rapporto con l’ipertrofia prostatica benigna.

Dal punto di vista clinico inizialmente può essere del tutto asintomatico o manifestarsi con sintomi di prostagismo, sovrapponibili ad altre affezioni della prostata e, successivamente con segni di tipo ostruttivo. Talora la malattia può esordire con dolori ossei legati alla diffusione metastatica.

Ancora oggi una corretta ed accurata esplorazione rettale è alla base della diagnosi di carcinoma prostatico. La determinazione del PSA e l’esame ecografico integrato dal’ accertamento bioptico costituiscono le successive ed irrinunciabili tappe dell’iter diagnostico, con livelli di attendibilità dell’ordine del 60-70%. Glia altri esami quali la Tac, scintigrafia ossea ed Rx-torace risultano indispensabili per una accurata stadiazione della malattia.

Il carcinoma della prostataCome ogni neoplasia sono di importanza fondamentale la diagnosi precoce e la prevenzione secondaria nella popolazione a rischio, quali sono gli uomini al di sopra dei 50 anni, concetto questo che ha dato il via all’ esecuzione, in numerosi paesi, di campagne di screening di massa.

Purtroppo ancora oggi l’identificazione della malattia avviene nell’ 80% dei casi in uno stadio avanzato e costituisce un reperto istologico casuale in soggetti sottoposti ad intervento chirurgico per ipertrofia prostatica benigna. Va inoltre ricordato che tutti coloro i quali sono stati sottoposti ad asportazione dell’adenoma prostatico hanno lo stesso rischio di sviluppare il carcinoma dei soggetti non operati di pari età e pertanto devono effettuare anch’essi periodici controlli. Infatti il tumore si sviluppa di solito nella prostata periferica, che non viene asportata con l’intervento, che rimuove solo la parte centrale della ghiandola.

Grande incertezza permane tutt’ora sulle modalità di trattamento più appropriato nei vari stadi del carcinoma prostatico, anche se vi è accordo unamine riguardo la possibilità di ottenere, nei pazienti con neoplasia localmente circoscritta, guarigioni complete a seguito di un trattamento radicale chirurgico e /o radioterapico. Nei casi avanzati e con metastasi è indicata una terapia ormonale sistemica o l’esportazione delle gonadi, con ottime risposte cliniche e lunghe sopravvivenze con buona qualità di vita.

A conclusione di quella che speriamo essere stata una gradevole ed educativa “passeggiata” in compagnia del maestro Fremura lungo le “stazioni della Via Crucis” del prostatico ci auguriamo di aver reso più comprensibili le problematiche connesse con le malattie della prostata, e di aver “convertito alla prevenzione” il maggior numero possibile di uomini.

In concreto è auspicabile che gli uomini, al di sopra dei 50-55 anni, indipendentemente dalla presenza di sintomi specifici, si sottopongano a visite specialistiche periodiche per l’identificazione precoce di qualsiasi problema correlato alla prostata e l’attuazione immediata delle terapie più idonee, con possibilità di ottenere guarigioni definitive.

E’ importante ricordare che certi problemi non riguardano solo il “vicino di casa”, ma possono interessare prima o poi la maggior parte di noi uomini.

Le statistiche epidemiologiche (WHO, OMS) mettono in evidenza che circa il 75& degli uomini con più di 50 anni soffre di disturbi legati alla ipertrofia prostatica benigna. Nel 2025 il loro numero raggiungerà 2 miliardi.

I disturbi della ipertrofia prostatica condizionano la normale vita di relazione (affettiva, lavorativa, sociale) e incidono negativamente sulla qualità della vita.

Falsi pudori, scarsa conoscenza o errati convincimenti riguardo ai sintomi delle malattie della prostata spesso ritardano il consulto del medico.

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