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Ipertrofia prostatica benigna

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Ipertrofia prostatica benigna: cos’è

L’ ipertrofia prostatica benigna è una delle malattie più frequenti dell’ uomo anziano e consiste in un aumento di volume dell’ organo per una crescita dei tessuti che la compongono. Non è ancora definito se ciò sia da considerare una naturale conseguenza delle modificazioni ormonali correlati con il processo dell’ invecchiamento od una malattia conseguente a molteplici fattori di diversa natura.

La crescita del tessuto prostatico, che per verificarsi ha bisogno della presenza degli ormoni maschili, inizia al di sotto dei trenta anni per proseguire fino verso i settanta, in modo variabile da persona a persona.

Studi istologici hanno evidenziato come il 505 degli uomini al di sopra dei 60 anni presenti tessuto prostatico ipertrofico, con punte oltre il 90% dopo gli 80 anni; in circa la metà di questi pazienti si avrà una prostata ingrossata alla palpazione.

L’ aumento di volume della prostata può restare clinicamente silente, per cui siamo di fronte ad ub quadro esclusivamente di tipo anatomopatologico, destinato a rimanere tale, sulla base dei più recenti dati, in circa un quarto della popolazione maschile al di sopra dei 60 anni.

Non sono finora sicuramente dimostrati fattori di rischio specifici o di predisposizione familiare e pertanto non esiste al momento una prevenzione primaria della malattia.

L’ aumento di volume della prostata determina una compressione ed uno stiramento del condotto uretrale che la attraversa, causando così una ostruzione “meccanica” al passaggio dell’urina. I fenomeni di congestione ed infiammazione concomitanti determinano inoltre un incremento del tono della muscolatura liscia del collo vescicale e dell’ uretra prostatica che è responsabile della ostruzione “dinamica”.

Queste due componenti, che possono essere presenti in misura diversa, sono responsabili del grado di ostruzione complessiva e quindi della difficoltà ad urinare.

L’ ipertrofia benigna ed i carcinoma della prostata si manifestano spesso con sintomi sovrapponibili e talvolta sfumati; perciò ogni paziente prostatico” deve essere sempre valutato tenendo ben presenti entrambe queste patologie.

Dal punto di vista clinico la sintomatologia dell’ ipertrofia prostatica viene suddivisa in tre stadi: in una prima fase compaiono segni di tipo irritativo quali l’aumentata frequenza diurna e notturna (pollachiuria) e la minzione imperiosa.

Il secondo stadio, detto della ritenzione incompleta è caratterizzato dall’ ostacolo alla evacuazione totale dell’ urina. I sintomi predominanti sono al difficoltà ed il ritardo ad iniziare la minzione con necessità della contrazione dei muscoli addominali (disuria); il calibro e la forza del getto urinario, prolungato nel tempo, si riducono accompagnandosi ad uno sgocciolamento perdurante alla fine dell’atto; talora è presente una minzione in due tempi con la sensazione da parte del paziente di uno svuotamento incompleto della vescica.

Il terzo stadio è contraddistinto dal riscontro di una distensione vescicale con ritenzione cronica di urina, minzione per rigurgito, spesso complicata da infezione urinaria recidivante, da ematuria e nei casi avanzati da ureteroidronefrosi bilaterale e conseguente insufficienza renale. I sintomi ed i reperti oggettivi progrediscono costantemente, anche se non in modo lineare, per cui periodi di remissione possono alternarsi a periodi di remissione possono alternarsi a periodi di riacutizzazione.

E’ da segnalare la non infrequente comparsa di turbe genitali e ripercussioni anche sulla sfera sessuale, che possono riconoscere una genesi psicologica e / o essere secondarie a fattor di ordine generale, o a fenomeni di congestione e flogosi locale.

Dal punto di vista diagnostico l’esplorazione rettale, il primo esame da effettuare, è una indagine semplice e non dolorosa e resta tutt’ora la più affidabile, se praticata dallo specialista. L’ ecografia, in particolare quella effettuata con una sonda transrettale, ci consente uno studio accurato della ghiandola ed è utile guida nel prelievo di piccoli frammenti per l’ esame istopatologico da eventuali zone prostatiche sospette. Anche un semplice esame del sangue come il dosaggio di una proteina prodotta dalla prostata il PSA = (Antigene Specifico Prostatico) che, in genere è più elevato nel carcinoma, può svelare precocemente una eventuale degenerazione della ghiandola. Un ulteriore semplice esame, la flussometria, che valuta la forza ed il volume del getto urinario, ci permette di quantificare il grado di ostruzione che la ghiandola prostatica crea al passaggio dell’ urina. Dall’ analisi dei risultati di tutte queste indagini, nonché dalla accurata valutazione clinica, lo specialista ricava un inquadramento diagnostico più preciso ed oggettivo di quello possibile solo fino a pochi ani fa, e può prescrivere terapie “mirate” caso per caso.

L’ approccio terapeutico nei confronti dell’ ipertrofia prostatica benigna sta attraversando una fase di grandi cambiamenti in seguito alle più recenti acquisizioni farmacologiche ed alla messa a punto di procedure chirurgiche(protesi endoluminali, termoterapia, dilatazione con palloncino, ecc.). Alcune di queste fanno già parte del normale “armamento” urologico, mentre altre devono ancora superare il vaglio di più ampie valutazioni.

La terapia medica fino a non molti mesi fa era in grado di migliorare solo alcuni sintomi dell’ ipertrofia prostatica, in quanto non era capace di modificare in maniera sostanziale l’evoluzione della malattia. Attualmente sono disponibili farmaci che incidono sulla componente dinamica dell’ ostruzione, migliorando il flusso, mentre altri, intervenendo sui meccanismi di crescita della prostata possono determinare anche una riduzione del volume della ghiandola ed in un futuro no lontano potrebbero consentire di evitare l’ intervento chirurgico ad un numero non trascurabile di pazienti.

Una terapia medica efficace potrebbe produrre probabilmente una riduzione dei costi sanitari ed andrebbe sicuramente a beneficio dei pazienti: di quelli per i quali l’intervento chirurgico è gravato da rischio elevato o dei “troppo giovani” o che rifiutano ogni soluzione chirurgica.

La terapia chirurgica, che, sulla base della valutazione del singolo paziente, può essere attuata per via endoscopica(resenzione endoscopica laser) oppure mediante l’esecuzione di un intervento tradizionale, resta a tutt’oggi la scelta di elezione in tutto quei pazienti con ostruzione urinaria marcata e sintomatologia resistente alle terapie mediche oppure nei casi complicato da calcolosi, diverticoli vescicali, ritenzione cronica, idronefrosi, infezioni ricorrenti, ecc.

L’ intervento risolve l’ostruzione, ma determina quasi sempre la scomparsa della normale eiaculazione, in quanto il seme non è più emesso all’ esterno, ma nella vescica, per essere espulso insieme alle urine. Ne deriva una condizione di infertilità, ma non una riduzione della potenza sessuale, c he anzi talvolta può risultare incrementata, soprattutto nei pazienti che presentavano un quadro clinico particolarmente severo.

E’ stimato che 3 uomini su 10 dovranno sottoporsi ad un intervento chirurgico per turbe secondarie ed ipertrofia prostatica benigna.

Negli Stati Uniti gli interventi chirurgici per ipertrofia prostatica benigna sono al secondo posto assoluto dopo quelli per la cataratta.

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